Se uno è veramente bravo può permettersi di fare scelte controcorrente senza perdere credibilità. Se ti chiami Rosario Fiorello e sei da anni il migliore showman della tv italiana può decidere di lavorare con chi desideri senza farti condizionare dai potenti, confermando di essere uno fuori dal tunnel del voler apparire ad ogni costo. Apparizioni sporadiche in tv, solo grandi eventi, addiritturaassenza dal video decidendo di dedicarsi alla radio, un mezzo considerato morto e rinato grazie a questo siciliano.
Adesso accade che Fiorello decida di lasciare la Rai, non farsi comprare dai soldi di Mediaset, e di lavorare per Sky, tv satellitare seguita da un numero sicuramente più ristretto di telespettatori. Attenzione, di sicuro il signor Murdoch lo avrà riempito di quattrini, ma è di certo ammirabile la scelta di non avere paura di sottrarsi alla visibilità della tv generalista.
Rai e Mediaset si rifiutano di mandare in onda gli spot Sky che promuovono il nuovo programma di Fiorello, ma poco importa, perchè se sei bravo in qualche modo trovi una soluzione. Anzi, ne esci ancora più forte. Così Fiorello inizia il tour delle ospitate tv, lui che di certo non è un presenzialista (quale programma non lo vorrebbe anche solo per un minuto?). Addirittura assistiamo alla serata da lui coniata “Skraiset”, cioè ospitata a marchio Sky all’interno di X Factor (Rai) con consegna di tapiro di Valerio Staffelli (Mediaset).
Successivamente sorprende la presenza del compagno Mike Bongiorno negli spot in onda su Sky. Tradimento o provocazione? In realtà a Mike non è stato rinnovato il contratto. La ragione sembra essere la seguente nonostante le dichiarazioni di circostanza: il signor quiz non è in linea con il target di Canale 5, così come con quello di Italia 1, e Rete 4 non ha i soldi per produrre uno show a lui adatto. Quindi Mike, che da tempo ha cercato di “svecchiarsi” grazie all’accoppiata con Fiorello, si muove verso altre direzioni.
Chi è fuori dal target segue chi è fuori dal tunnel…
Quando sono a tavola e sento nomirare in tv qualche parola che mi ricorda il Canada è ovvio che presti parecchia attenzione. Così è accaduto giorni fa in seguito alla notizia del tentato suicidio alla cascate del Niagara.
Un posto fantastico, che ti toglie il fiato, qualcosa che è difficile descrivere. Ancora oggi non posso credere di esserci stato. Ricordo quando con Luca guardavamo su Wikipedia quante persone erano sopravvissute lanciandosi dalle cascate. Poche.
L’uomo che si è lanciato la scorsa settimana è sopravvissuto. Così come l’uomo che nel 2003 stava tentando il salto, salvo poi pentirsene all’ultimo minuto. Guardate il video del suo salvataggio. A me vengono i brividi. Le immagini rendono idea di quanta pressione abbia l’acqua, ma aver visto le cascate dal vivo amplifica tutto.
Mamma mia quanto è importante il cliente… Comunicare con il proprio consumatore, ascoltare i suoi pareri, i suoi consigli, le sue idee, è divenuto fondamentale per una azienda. Anzi, è più importante che si parli dell’azienda, perchè non c’è problema peggiore dello scoprire che sul web nessuno scrive, dibatte, o polemizza sul tuo brand.
Mulino Bianco inventa il concorso Nel mulino che vorrei… invitando i consumatori a proporre nuove idee di business che riguardono l’azienda. Nuovi prodotti, confezioni, iniziative promozionali, e altro ancora. Tutte le idee verranno votate dai visitatori, e vagliate dal management Mulino Bianco che valuterà la fattibilità effettiva del progetto. Se l’idea avrà esito positivo verrà realizzata. Che bello.
Vi chiederete: e l’autore dell’idea cosa ci guadagna? Un bel niente. Verrà invitato alla presentazione del progetto e scriverà un commento sull’iniziativa a cui ha partecipato. Ovviamente la visibilità che può darti la vittoria in un concorso del genere non si discute, magari potrebbe scapparci qualche possibilità lavorativa in futuro, ma fermatevi un attimo a pensare… Immaginate di aver partecipato a un concorso del genere anni fa e di aver proposto come idea quella di fare dei biscotti al cioccolato con stelline di latte e di decidere di chiamarli, magari dopo un brainstorming a base di maria, Pan di stelle. Ci siamo? Adesso pensate a quando avete vinto questo concorso e l’azienda vi ha risposto così:
Non è prevista alcuna ricompensa di natura monetaria o sotto forma di premi. Il valore del progetto sta nel fatto che Mulino Bianco cercherà di realizzare, compatibilmente con il proprio business e la propria missione, visione e valori aziendali, le idee proposte dai consumatori per rispondere ai loro desideri e ai loro bisogni.
Ma si… magari Mulino Bianco con la mia idea ha guadagnato qualche milione di euro… magari ne guadagnerà ancora… ma volete mettere il piacere di vedere i propri desideri e i propri bisogni altamente soddisfatti?
Che Facebook fosse una grande invenzione lo avevo capito ancor prima che in Italia scoppiasse questo fenomeno. In nord america, così come in Inghilterra, i miei amici lo utilizzavano da tempo. Gli aspetti positivi di questa trovata tecnologica sono molteplici, ma ovviamente la madre degli stupidi è sempre incinta e se ne sta facendo un uso vergognoso.
Così accade che oggi su Repubblica si parli di Nino Randisi, un giornalista siciliano che da mesi utilizza questo mezzo per provuovere la lotta alla mafia. Sapete cosa è successo? Account di Nino Randisi cancellato, con conseguente perdita di più di 500 contatti e materiale antimafia pubblicato.
Per curiosità faccio una piccola ricerca e verifico come ci siano più di 40 gruppi di sostegno a Totò Riina (ne ho contati quaranta, poi ho smesso per lo sdegno), migliaia di sostenitori, e il signor Facebook che noi giovani tanto amiamo non si sogna di cancellarli. E non cancella nemmeno quelli a favore di Bernardo Provenzano e Matteo Messina Denaro.
Stendiamo un velo pietoso sulla gestione che Facebook fa dei gruppi e le cancellazioni a sorpresa senza motivazione (o forse la motivazione c’è…), e mi chiedo come sia possibile che in Italia ci siano così tanti sostenitori di gente di cui ci si dovrebbe vergognare, e questo spiega perchè la nostra amata terra non riesca nonostante l’impegno di tante persone a liberarsi da questo cancro.
A me la mafia fa schifo, e fanno schifo tutti i mafiosi e tutti coloro che li provuono e sostengono. Che disgusto. Forza Nino Randisi, forza Addio Pizzo, e sostegno a tutti coloro che lottano per cambiare qualcosa. Mi auguro che questa famosa scena del Gattopardo smetta di essere sempre attuale.
Nel 1996 un ventenne pelato incanta il mondo con un gol pazzesco che ricorda le gesta di Maradona. Durante una partita con il Compostela, un giovanissimo Ronaldo parte dalla sua metà campo, si “mangia” mezza squadra e batte il portiere.
La Nike decide di usare quelle immagini per uno spot che recita: Immagina di chiedere a Dio di diventare il più forte calciatore del mondo… e Dio t’ascolta.
I difensori del Compostela denunciano la Nike per uso non autorizzato della loro immagine e soprattutto perchè da quel capolavoro di Ronaldo ne escono umiliati e danneggiati professionalmente. Dopo 13 anni il caso è chiuso, il Tribunale Supremo ha deciso che la giocata era spettacolare e voleva mettere in risalto le qualità del giocatore e non l’assenza di qualità degli avversari.
Che dire… è stato un modo per ricordarsi di un extraterrestre del calcio, che adesso di extra ha solo la panza. Magari chiedesse a Dio di ritornare quello che era…
Una volta si inviavano per posta o ci si presentava direttamente in azienda, poi arrivò l’email e tutto diventò più semplice. Adesso è diverso, mica puoi pensare di inviare un bel file con il tuo curriculum al responsabile risorse umane… No, per essere più facilmente reperibile dalle aziende devi compilare gli appositi form, cioè inserire volta per volta, azienda per azienda, dati personali, titoli di studio, esperienze lavorative, lingue conosciute, interessi, obiettivi e chi ne ha più ne metta.
Ora dico io, mi sta bene che una azienda deve verificare se realmente te ne frega qualcosa di questa opportunità lavorativa, ma farlo ogni giorno, per tutte le aziende in cui speri di poter entrare a far parte è veramente pesante. Un lavoro in piena regola. Certo è che siti come Infojobs e Monster ti danno una mano (inserisci una volta sola il tuo curriculum e poi devi solo inviare), ma l’universo lavorativo prevede opportunità, o meglio aree “Lavora con noi” a cui un giovane disoccupato non può certo rinunciare.
E allora la giornata inizia così:
- verifichi sulla tua email se sono arrivate offerte di lavoro dai siti dedicati a cui sei iscritto;
- controlli se c’è qualcosa che ti interessa, o se come accade spesso sotto la voce “Comunicazione e marketing” ti ritrovi offerte per fare l’hostess, la donna immagine, il distributore di volantini o l’uomo gadget;
- procedi alle risposte tramite questi siti;
- subito dopo inizi la bellissima compilazione dei form, finchè non ti rompi le scatole e spegni il computer. E magari vai a fare una passeggiata e ripensi a quante inserzioni non hai risposto, a quante presunte opportunità hai perso, e se forse non era il caso di rispondere all’offerta per diventare uomo gadget. E se si trattasse in realtà di un provino per diventare Ispettore Gadget?
Non resisto. Io il curriculum lo mando. Oggi domani un concorso…
Sto fermo. Sembra strano per uno come me abituato a studiare, lavorare, viaggiare. E invece rimango qui, a Trapani, aspettando di capire cosa fare. Non voglio fare mosse affrettate adesso, del resto sono passati appena due mesi dal mio ritorno in Italia, e forse è il caso di prendersi un pò di tempo.
Gli ultimi anni sono stati veramente pesanti: il lavoro in agenzia di giorno, lo studio di notte, poi la laurea, il Canada, la scuola d’inglese, la tv, il ristorante.
Ho seminato. Vediamo se è tempo di raccogliere qualcosa.
Rispetto della vita, testamento biologico, povera donna, barbarità, omicidio. Basta fare pochi minuti di zapping in tv per sentire queste parole usate così, come direbbe qualcuno, a cazzo di cane.
Tutti lì a dire che Eluana non deve morire, anzi, non deve essere uccisa. E i protagonisti sono tanti: dal Presidente della Repubblica a quello del Consiglio, dai vari ministri al Papa, dai cardinali ai giornalisti. La festa dell’ipocrisia e della volgarità linguistica e morale.
Sapete quanto sono lunghi 17 anni? Provate a immaginare il tempo che passa da quando festeggiate il primo anno di età, al giorno in cui prendete la patente. Ne è passato di tempo?
Ecco, adesso immaginate un padre che ha dato vita a questa figlia, che ha ascoltato la sua prima parola, che l’ha accompagnata all’asilo e successivamente a scuola, che la vede crescere e diventare donna. Immaginate il dolore di un padre che vede la propria figlia di 21 anni schiantarsi contro un palo con la macchina e sapere subito dopo che non c’è più nulla da fare, e che se anche si risvegliasse avrebbe danni terribili. Ed Eluana non si sveglia.
Il Signor Englaro conosceva sua figlia. O forse la conosceva meglio Berlusconi? Oppure il Papa? Immaginate 17 anni passati vedendo Eluana ridotta in uno stato pietoso. Si, pietoso, perchè tutti mandano in onda le foto di lei, ventunenne, bellissima e abbronzata, ma nessuno fa presente che di quella ragazzina non resta quasi nulla adesso.
Io sto con Peppino Englaro e lo dico apertamente. Quella non è vita. Scandaloso è che a parlare di rispetto della vita con tutto il vomitevole moralismo che ne consegue è la nostra maggioranza politica di Destra, che da anni sputa merda su omosessuali e immigrati. E in quel caso dove cazzo finisce il rispetto della vita?
Io mi vergogno. Mi vergogno di questa Italia che non è in grado di essere democratica, che si cala le mutande e si gira di fronte alle pressioni della Chiesa. Terminata questa vicenda, ognuno dei protagonisti ritornerà alla propria vita, dimenticando Eluana, sia essa vegetale, sia essa morta.
Io spero che Eluana muoia, così come vuole suo padre, così come vuole una persona che la ama, e che nessuna legge creata all’ultimo minuto interrompa il volere di quest’uomo. Perchè se mi trovassi nelle condizioni di questa donna, io vorrei morire.
Se ne parla da una settimana. Al Chiambretti night, Maria Sung, moglie del monsignore Milingo (vescovo scomunicato ed esorcista salito alla cronaca per aver sposato questa donna), infastidita dagli abiti succinti di una danzatrice del ventre, è salita sul palco cercando di portare via il marito. La ragazza era su un palco diverso visto che c’era un accordo perché Milingo non apparisse insieme alle ballerine. Ma Maria Sung non ha comunque apprezzato, e arrabbiatissima è salita sul palco durante la pausa pubblicitaria.
Martedì scorso Chiambretti ha spiegato che in realtà la signora non si era arrabbiata per quella ragazza ma sicuramente perchè al marito era stata formulata una domanda sul precedente matrimonio di Maria Sung con un elettricista italiano. Da qui il caos.
Perchè scrivo di questa storia? Perchè la danzatrice del ventre, balzata alla cronaca con questo episodio, altro non è che Janaina, Miss San Paolo 2008, mia amica brasiliana conosciuta a scuola a Toronto, venuta in Italia a lavorare per Chiambretti Night. Avevo parlato di lei quando ero a Toronto nel post compagni di scuola pronosticandole un futuro nella nostra tv. Qualche mese dopo mi dice che aveva fatto un provino ed era stata presa per il nuovo show del Pierino nazionale. In settimana ci siamo sentiti e mi ha raccontato un pò della vicenda. Che ridere…
Dico sempre che mi piace viaggiare, ma con un certo relax. Per fortuna non soffro di nessun mal d’aereo perchè quello che mi sta succedendo in questo ultimo mese e mezzo ha dell’assurdo. Almeno per me.
Il 12 dicembre ritorno da Toronto: 3 aerei.
L’8 gennaio vado a Granada con Marta, con sosta di 3 giorni a Barcellona: 2 aerei.
Da Granada ritorno a Trapani sabato 24: altri 2 aerei di cui uno super turbolento tipo “mamma mia che atterraggio voglio vomitare subito”.
Come se nulla fosse lunedì parto per Roma per sostenere un colloquio e mercoledi volo a Milano per farne un altro. Venerdi di nuovo a Trapani e ripartirò per Roma domani perchè l’impresa che mi ha esaminato vuole rivedermi: 5 aerei.
In totale 12 aerei, 12 ceck-in, 12 paranoie con le compagnie low-cost che cambiano in corsa le regole su numero, peso e dimensioni dei bagagli a mano.
Ad ogni modo, cercherò di raccontarvi un pò quello che ho fatto. Barcelona
Ad attendere me e Marta all’aereoporto di Girona c’era Anna, ragazza catalana conosciuta a scuola a Toronto e che gentilmente ci ha accompagnati in hotel e raccontato un pò della città. Visitare una delle creature di Gaudì vale già il prezzo del biglietto. Hai l’imbarazzo della scelta: la Sagrada Familia, Casa Milà (La pedrera), Casa Batllò, e il Parque Guell. Quest’ultimo mi ha colpito più di tutti. Patrimonio mondiale dell’Unesco, sembra il giardino che ogni bambino vorrebbe vedere, anzi sembra proprio disegnato da un bambino e una passeggiata all’interno si trasforma nell’ingresso in un mondo fiabesco. Tre giorni bellissimi, rovinati un pò dalla pioggia.
Albolote - Granada
L’arrivo ad Albolote è stato di quelli da ricordare. Una tavola piena di pietanze prelibate e la numerosa famiglia di Marta al completo, più i suoi amici. Tolto di mezzo l’imbarazzo iniziale mi sono trovato alla grande, anzi mi sono proprio divertito.
Granada è un gioiello, una città bellissima dove sorge l’Alhambra, patrimonio culturale dell’umanità. Qui è possibile bere e mangiare con pochi euro visto che le tapas (il cibo che gli spagnoli accompagnano alle bevande) sono gratis. Morale della favola: con 1,70 euro bevi una birra e mangi. Da non crederci.
Jaèn
Marta è nativa di Jaèn, per questo siamo andati due giorni a visitarla in occasione della festa di San Antòn, quando la città si illumina con “las lumbres”, cioè i grandi fuochi sparsi per la città organizzati da ciascun quartiere. Lì ho conosciuto amici e cugine di Marta, bevuto e mangiato dall’”Abuelo”, un famoso locale di tapas, e ballato in un altro posto pure famoso ma dopo 5 birre non ero in grado di memorizzarne il nome.
E poi…
E poi dovevo andare a Siviglia ma mi sono beccato l’influenza, e poi ho ricevuto una chiamata per un colloquio da Milano, e il giorno dopo da Roma, e poi a questi colloqui ci sono pure andato. Una di queste società mi ha richiamato e lunedì ritorno per un altro incontro. Sempre in aereo.