Storia di un candidato unto

C’era un volta un laureato in Comunicazione, che mandava in giro per l’Italia curriculum in cerca di un lavoro. Colloqui a Roma, Milano, Roma di nuovo, aerei sognanti che volavano nel cielo e delusioni che atterravano nella calda Sicilia.
Un bel giorno una cara amica gli segnala un annuncio di lavoro a Palermo con la seguente descrizione: cercasi laureato in Scienze della Comunicazione per contratto a tempo indeterminato. Avete letto bene. Indeterminato. Le parole Palermo e indeterminato suonavano molto male, ma l’annuncio quello era, mica questo giovane poteva fare come suo solito, cioè essere prevenuto?
Una cosa non era chiara però. Non c’era nessun contatto email a cui inviare il curriculum ma bisognava presentarsi direttamente in azienda. La procedura era alquanto strana ma ad ogni modo egli si presento. Prese il suo bus da 13,50 euro e partì.



La presentazione nel garage
Una selva di giovani precari dalle lauree più disparate stava davanti a quel garage che nelle idee dei capi doveva essere un ufficio, tutti in attesa di capirci qualcosa. Ad uno ad uno avvenne la cerimonia di consegna dei curriculum. Due minuti a testa per poggiare questi fogli sul tavolo, dire nome e cognome, e sentirsi dire “le faremo sapere”.



Il primo ingresso nella sala del Regno in cartongesso
Dopo quasi due settimane squillò il telefono e il nostro eroe venne chiamato dalla corte per un colloquio. Entrò nella sala del regno in cartongesso e iniziò a rispondere alle domande del capo supremo. Un’ora di domande che spaziavano dal lavoro allo studio, dal marketing alla pubblicità, dalla famiglia ai valori dell’uomo, dalla prestigiribirizzazione alla pace nel mondo. Fine del ricevimento regale.
Riprese il suo bus da 13,50 e tornò nella sua umile dimora.



La flop five
Dopo due settimane arrivò un’altra telefonata. Il Capo Supremo voleva incontrare questo giovane candidato al regno. Venne proposta una data ma il povero servo quel giorno proprio non poteva. Propose una data alternativa ma gli fu detto dalla dama del regno: “Non perda questo treno”. Ma siccome sto ragazzo ha anche le corna dure, si impose e fece spostare il colloquio.
Arrivò al terzo incontro e trovò lì altri 4 candidati. Ebbene si. Questi cinque soggetti erano stati scelti fra una settantina di papabili. Sembrava di essere seduti nella tavola rotonda. Ognuno di loro espresse i propri dubbi in merito a questa storiella, visto che dopo due colloqui nessuno aveva parlato dell’oggetto del contendere. Arrivò la dama e consegno un test scritto, cioè la prova nero su bianco che avrebbe dato il via alla scelta definitiva. I nostri cinque vennero tutti divisi per evitare spiacevoli imbrogli. Terminato il compito il protagonista di questa storia venne chiamato dal Capo Supremo. Altra ora di colloquio, con uno stile da interrogatorio poliziesco. Comunicazione ufficiale: questo è l’ultimo esame. Ne verranno elimati quattro. Risposta il lunedì successivo.



Il triangolo no, non l’avevo considerato
Mercoledì, quando ormai ogni speranza era svanita, arrivò la chiamata. Sono stato scelto dunque?, e la risposta fu affermativa. Incontro fissato per la settimana successiva.
Arrivò quel giorno, il giorno in cui finalmente si sarebbe saputo qualcosa su contratto, durata, soldi, e compiti. Altri 13,50 di bus e varcò la soglia del regno garage ma si ritrovò lì altre due persone. Come? Questo triangolo? Non era stato scelto? Entro nella sala del regno e il Capo Supremo e dopo un’ora di domande esistenziali (qual’è la missione della sua vita? cosa le rimproverano i suoi? lei chi si crede d’essere?) gli illustrò la proposta: 3 mesi di contratto a 1000 euro netti. Allo scadere ci si riservava l’opzione di mandare il lavoratore a quel paese, rinnovargli il contratto di tre mesi, oppure legarsi a vita. In pratica di fare quelle che cazzo volevano. “Ci pensi due giorni e mi dia la risposta”. Egli chiese maggiori delucidazioni in merito alla presenza delle altre due persone ma le risposte furono vaghe e ambigue.



Scegliere di si e non essere scelti
Passarono 48 ore e decise di accettare. Non era un’offerta da capogiro ma vista la situazione del periodo si poteva provare. Giovedì telefonò alla dama pronto per iniziare. La dama rispose: “Ok, prendiamo atto della sua disponibilità ma ancora non abbiamo deciso. Le faremo sapere entro mercoledì”. Ma come? Non era stato scelto?



L’eletto sei tu
Passarano inesorabili i giorni e arrivò quel mercoledì. Nessuna chiamata. Addio speranze lavorative. Venerdì all’ora di pranzo dal basso del regno del garage arrivò un colpo. La dama comunicò di voler incontrare l’eroe lunedì mattina. A sto punto: “Mi scusi. Ma io non ci sto capendo più niente. Sono stato preso o no?”, rispose il giovinotto con tono deciso. “Venga qui e ne parliamo. Si, appunto le dico di venire qui”. I tentativi di avere maggiore chiarezza furono vani. Dopo due ore arrivò un’altra chiamata. Era sempre la dama del regno del garage senza luce che voleva rassicurare il vostro eroe sul fatto di essere stato scelto. Fu la consacrazione. Ce l’aveva fatta, e già pensava a cercare casa. In verità una casa l’aveva pure vista quando pensava la prima volta di essere stato preso, o di poterla prendere. La casa.



L’ultimo ingresso nel garage del regno
Lunedì puntuale si diresse con i suoi 13,50 euro al garage del regno, aprirono la porta ed entrò nella sala del regno in cartongesso. Proposta finale: 4 mesi, 1000 euro netti, contratto propedeutico ad un rinnovo alle stesse condizioni. In pratica erano state cambiate le condizioni. Egli volle vedere la bozza del contratto e disse di volere giusto 24 ore per guardarla insieme ai suoi fidati. Permesso concesso. La dama lo accompagnò alla porta e gli disse con sorriso ammiccante e fiero: “Ci sentiamo presto. So che andrà tutto bene perchè sono sicura della proposta che le abbiamo fatto”.



Il finale che non ti aspetti. O forse te lo aspetti?
Prese le sue 24 ore di tempo e richiamò per dire che era pronto ad iniziare. Rispose la centralinista del regno garage. Attese ascoltando una musichettà orribile e rispose la dama: “Le volevo comunicare che abbiamo cambiato idea”. Con stile ed educazione chiese il perchè di questa decisione. Fra tanti se e tanti ma, gli fu detto che era stato deciso così e punto. Scandaloso. Ancora si sente il rimbombo delle maledizioni lanciate via telefono.



Epilogo
Ora cari amici che avete avuto la pazienza di leggere tutta questa storia, vorrete senz’altro sapere il nome di questa seria impresa palermitana vero? No, no, adesso non ve lo dirò nemmeno sotto tortura (ma se mi contattate in privato vi darò nomi, cognomi, indirizzi completi di tutte le sedi e numeri di telefono).
Come ci si sente dopo un’esperienza così assurda? Ci si sente incazzati di brutto da un lato per aver perso quasi 80 euro e due mesi di vita dietro a questa gente. Ma ci si sente anche sollevati per esserne uscito in tempo, visto che la permanenza nel garage del regno sarebbe stata orrenda.
Anzi, sapete qual’è la sensazione che si prova? E’ quella di chi si è solo unto ma putia bruciarisi nell’oglio.

11 commenti per “Storia di un candidato unto”

  1. Scappa dall’Italia!! Ribadisco!!!
    Ali

  2. hahaha, quello del “triangolo” é troppo buono…dovresti fare come “Pif il testimone”, la storia lo merita senza dubbio….

  3. ma …..trenta kg di tritolo?

  4. assurdo…a questo punto mi sa dovresti pensare a Madrid :) un abbraccio

  5. Cara Alice ci penso ogni giorno. Aspetto l’occasione giusta.
    Alessandra, anche quattro schiaffoni di quelli belli forti tipo Bud Spencer andrebbero bene. Tu che dici?

  6. Sandruccio potrei chiamarti da un momento all’altro in tal senso.

  7. speriamo che a questi qua gli possa venire un’ulcera perforante e dolorosissima!!!

  8. Quello che dovevo dire te l’ho già detto per telefono.
    Per il resto: non c’è limite alla stupidità umana.

  9. Bella storia, da classico del mondo del lavoro.
    Ma il modo come l’hai raccontata mi piace, potresti iniziare a scrivere, chissà fai la fine della Rowling!!!

    Te lo auguro compare ciao!!!

  10. Beh, mica è una storia così classica… Che il mondo del lavoro fa schifo già lo sapevo ma una cosa del genere non mi era mai capitata. A dir la verità non è capitata a nessuno di quelli a cui l’ho raccontato.
    Gabriele sono felice di sentirti. In attesa di rivederti dopo quasi un anno… Fai un fischio.

  11. Morta sono….
    Tesoro bisogna avere moooooooooooolta pazienza… ma veramente moooltaaa ..
    Anche a me è capitato qualche episodio degno di nota che conosci ..
    purtroppo e sempre purtroppo è la realtà che viviamo alla quale ovviamente non vogliamo e soprattutto NON DOBBIAMO abituarci..
    Arriverà il nostro momento ..
    In bocca al lupo baci

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